LE RISPOSTE AD ALTROCONSUMO PUNTO PER PUNTO

ALTROCONSUMO
Ne abbamo parlato sulla rivista di gennaio, dove abbiamo risposto alle (giuste) perplessità di un nostro socio. Ora il produttore di Skudo Wave ha pubblicato un “avviso ai consumatori” sul Corriere della sera e noi torniamo sull’argomento con alcune precisazioni. Ecco perché rimaniamo dell’idea che sia un prodotto inutile.

Sul numero 299 di Altroconsumo abbiamo risposto alle perplessità di un socio riguardo Skudo Wave, un prodotto che vanta di essere in grado di ridurre in modo significativo i danni che possono essere causati dall’esposizione ai campi elettromagnetici emessi dai telefoni cellulari.

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Il test effettuato dal Dr. Massimo Moretti  del Laboratorio di Tossicologia Genetica dell’Università degli Studi di Perugia conclude con la dichiarazione che il dispositivo Geoprotex (oggi denominato commercialmente con il marchio Skudo® e Skudo®wave) “è risultato in grado di ridurre significativamente gli effetti genotossici conseguenti alla esposizione alle radiofrequenze prodotte da un telefono cellulare, riconducendo il danno primario al DNA causato dal telefono in trasmissione a livelli praticamente sovrapponibili a quelli del controllo negativo” e il risultato del test è stato accettato dal Comitato Scientifico del SITI, la più importante società scientifica italiana che opera nella Sanità Pubblica, che l’ha pubblicato sugli Atti del 43° Congresso Nazionale.

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In seguito all’avviso ai consumatori pubblicato dal produttore sul Corriere della sera e sul sito del prodotto, ci teniamo a fare qualche precisazione a riguardo. Iniziamo con il dire che l’articolo pubblicato è correttamente basato e coerente con le evidenze scientifiche allo stato disponibili e con le valutazioni espresse dalle massime Autorità del settore a livello nazionale e internazionale il parere dell’Istituto Superiore di Sanità

È opportuno fare un riferimento innanzi tutto a quanto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità sui “prodotti schermanti” (Skudo®wave non è un prodotto schermante!!!). In merito alla loro efficacia, infatti, l’ISS precisa “Sono stati messi in commercio molti dispositivi che pretendono di ridurre le esposizioni dovute ai telefoni cellulari. Le prove effettuate hanno mostrato che in genere questi non funzionano come reclamizzato. Le cosiddette “schermature” in genere interferiscono con il corretto funzionamento del telefono, costringendolo ad aumentare la potenza, con un conseguente aumento – anziché una riduzione – dell’esposizione” (per approfondimenti sul tema, è possibile visitare la sezione FAQ del sito dell’Istituto Superiore di Sanità).
Le dimensioni ridotte comunque non aiuterebbero (Skudo®wave non è un prodotto schermante, non ha pertanto alcun senso quanto di seguito scritto) In ogni caso, ipotizzando che il materiale utilizzato per la fabbricazione del prodotto fosse davvero in grado di schermare le onde elettromagnetiche, le dimensioni dell’oggetto sarebbero troppo ridotte rispetto alla sorgente per garantire una funzione influente rispetto all’esposizione umana. Senza contare che, se questi prodotti svolgessero davvero una funzione di “schermatura”, questa provocherebbe difficoltà di connessione con la rete, con conseguente eventuale aumento delle emissioni dalla sorgente e quindi potenzialmente dall’esposizione stessa. Dalla verifica della documentazione fornita a supporto dell’efficacia del prodotto e disponibile in rete emergono incongruenze con gli autorevoli pareri scientifici diffusi e condivisi.
Promesse non supportate da evidenze scientifiche

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È da chiedersi se Altroconsumo si sia mai informato in merito al prodotto che andava a criticare (proprio mentre lo stesso Altroconsumo si accingeva a regalare uno smartphone ai nuovi associati); se Altroconsumo avesse analizzato le caratteristiche di Skudo®wave, avrebbe evitato errori lampanti, quali accomunare Skudo®wave ai prodotti schermanti e parlare di mancanza di autorevoli pareri scientifici. Infatti:

SKUDO®WAVE NON È UN PRODOTTO SCHERMANTE
in quanto non agisce come un sistema per la riduzione dei campi elettromagnetici artificiali; i prodotti che svolgono una funzione di schermatura, oltre alla difficoltà di connessione con la rete, causano un aumento dell’intensità delle onde elettromagnetiche dalla sorgente. Al riguardo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) precisa “Sono stati messi in commercio molti dispositivi che pretendono di ridurre le esposizioni dovute ai telefoni cellulari. Le prove effettuate hanno mostrato che in genere questi non funzionano come reclamizzato. Le cosiddette “schermature” in genere interferiscono con il corretto funzionamento del telefono, costringendolo ad aumentare la potenza, con un conseguente aumento – anziché una riduzione – dell’esposizione”.

LE PROVE SCIENTIFICHE
Oltre alle numerose prove scientifiche, la Corte di Cassazione con la sentenza 17438/2012 ha accertato un collegamento diretto causa-effetto tra l’uso del cellulare e l’insorgere di una patologia cancerosa, riconoscendo al direttore finanziario di una multinazionale bresciana la malattia professionale e quindi il risarcimento (pensione di invalidità) da parte dell’INAIL.

ALCUNI STUDI COMPROVANTI IL DANNO BIOLOGICO CAUSATO DAL CELLULARE


in VIVO SU ESSERI UMANI:
–    lo studio di Nora Volkow pubblicato sul Journal of the American Medical Association (Jama 23 Febbraio 2011, Vol 305, No. 8 ) ha dimostrato come l’esposizione al cellulare (non protetto da alcun dispositivo) MODIFICHI il metabolismo del glucosio nel cervello. Lo si vede molto bene nell’immagine della Pet, che mette a confronto la reazione del cervello quando ha vicino un cellulare acceso e uno spento. “I nostri risultati provano che il cervello è sensibile ai campi elettromagnetici a radiofrequenza dovuti al forte utilizzo dei telefoni cellulari. Non conosciamo ancora l’esito di questo cambiamento, ma sappiamo che è il telefonino a provocarlo. E nessuno d’ora in poi potrà più sostenere il contrario”.
– Utilizzando le stesse condizioni di base pubblicate da JAMA, ma con telefono cellulare protetto con nanoprocessore SKUDO, è stata effettuata in Italia la PET (Tomografia ad emissione di Positroni) per provare “IN VIVO” l’efficacia del Nanoprocessore Skudo® e il Risultato è stato: Omogeneo consumo di FDG a livello cerebrale (glucosio ok).

PET con Skudo®

–  gli scienziati svedesi, Lennart Hardell dell’University Hospital di Orebro e Kjell Hansson Mild della Umea University, hanno dimostrato e pubblicato sull’ Occupational Environmental Medicine (Occup Environ Med 2007;64:626-632 doi:10.1136/oem.2006.029751) che chi utilizza il cellulare da più di 10 anni per circa un’ora al giorno, vede aumentare le possibilità del 20 per cento di contrarre il glioma e del 30 per cento di ammalarsi di neuroma acustico.

–    Lo studio “Reflex” (pubblicato da PubMed Us National Library of Medicine National Institute of Health Mutat Res. 2007 Jan 10;626(1-2):42-7. Epub 2006 Sep 25.), finanziato dall’Unione Europea per due milioni di euro – è stato effettuato negli anni 2000-2004 sotto il coordinamento della fondazione tedesca Verum di Monaco ed ha coinvolto altri undici tra istituti di ricerca e università di tutta Europa. I dati ottenuti hanno dimostrato che le cellule, dopo un’esposizione a campi elettromagnetici simili a quelli emessi dai cellulari, hanno mostrato un aumento delle frammentazioni dei filamenti sia doppi che singoli del DNA e la cellula non riusciva sempre a riparare il danno. «C’è inoltre una forte correlazione – osserva la ricerca – tra l’intensità e la durata dell’esposizione e l’aumento delle rotture delle catene semplici e doppie del DNA».

– Test morfologico del sangue: MICROSCOPIA IN CAMPO OSCURO: Sangue prelevato dal lobo dell’orecchio dove è stato appoggiato precedentemente il telefonino in trasmissione per circa 10 minuti (senza e con Skudo®Wave). Tra le due fasi è stata mantenuta a riposo l’area della testa per circa 15 minuti per evitare interazioni tra le fasi.

test morfologico sangue immagine



in VIVO SU ANIMALI:
–    Henry Lai, Laboratorio di ricerca elettromagnetica, Dipartimento di Bioingegneria, Scuola di Medicina e Collegio di Ingegneria, Università di Washington, Seattle, Washington, USA e Singh dichiarano: abbiamo riportato un aumento di rotture del filamento singolo e in quello doppio del DNA, due forme di DANNO al DNA nelle cellule cerebrali dei ratti, dopo la loro esposizione a radiazione da radiofrequenza (Bioelectromagnetics, 1995, 16; J Radiation Biol 1996 69 (4).
—   New York, venerdì 27 Maggio 2016: un grande studio durato due anni del National Toxicology Program statunitense afferma che ‘esposizione alle radiofrequenze tipiche dei cellulari aumenta i casi di tumore nei ratti maschi. Gli aumenti, piccoli ma statisticamente significativi, riguardano proprio gliomi, un tipo di cancro al cervello, e Schwannomi, gli stessi riscontrati da alcuni studio epidemiologici sull’uomo. Lo studio, costato 25 milioni di dollari, è stato condotto su oltre 2500 ratti e topi esposti a varie quantità di radiofrequenze in 21 camere progettate appositamente.  La decisione di pubblicare i risultati preliminari dello studio sui ratti è venuta dopo che il sito microwave.com ne aveva anticipato i risultati, mentre il rapporto completo, che è stato controllato e verificato da autorità indipendenti, sarà pubblicato l’anno prossimo. «Lo studio ha trovato una bassa incidenza di gliomi maligni nel cervello e schwannomi nel cuore dei ratti maschi esposti – scrivono gli esperti -. Dato l’ampio uso a tutte le età delle tecnologie per la comunicazione mobile anche un piccolo aumento che dovesse risultare dall’esposizione potrebbe avere grandi implicazioni per la salute pubblica».

in VITRO:
–    i test effettuati su cellule Jurkat esposte al campo elettromagnetico da telefono cellulare nel Laboratorio di Tossicologia genetica dell’Università di Perugia hanno evidenziato gli effetti genotossici che causano discontinuità nello scheletro fosfodiesterico; in particolare tali discontinuità possono risultare da rottura ad un singolo filamento del DNA, al doppio filamento (pubblicazione atti congressuali  2008 43° Congresso Nazionale SiTi (Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) .

IL MINISTERO DELLA SALUTE (e lo IARC)
Il Consiglio Superiore di Sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali connessi con l’uso dei telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre 2011. In linea con gli studi della Iarc (International Agency for Research on Cancer) che ha classificato le radio frequenze nel gruppo 2B (possibili cancerogene per l’uomo) e in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio, pur rilevando che non esiste dimostrazione di alcun rapporto di causalità tra l’esposizione a radiofrequenze e le patologie tumorali, riconosce che le attuali conoscenze scientifiche non consentono di escludere l’esistenza di causalità in caso di uso molto intenso del telefono cellulare. Il Consiglio pertanto, pur non quantificando il significato di «uso molto intenso del cellulare», suggerisce che, soprattutto per quanto riguarda i bambini, vada applicato il principio di precauzione in relazione ad un’educazione all’utilizzo del telefono cellulare, non indiscriminato ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità. Il documento termina con l’informazione circa l’avvio da parte del Ministero della salute di una campagna d’informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per sensibilizzare proprio a tale uso appropriato dei telefoni mobili.